PIAZZA KENNEDY

“Possiamo dire che la piazza come luogo pubblico costruito e distinto dagli spazi liberi di risulta della città ha un carattere di necessità molto ampio e generale per il fatto che con essa la città rappresenta se stessa. La città o una sua parte espone se stessa nella piazza e questa è lo specchio, la rappresentazione di quella. Forse la storia architettonica di una città comincia da qui”     

 

In questa breve ma densa citazione tratta, da un saggio di Renna del 1976, sono chiaramente rintracciabili quei fattori che hanno connotato la piazza come luogo del collettivo nella storia della città.

 

Anzitutto la chiarezza di assetto morfologico che la rende luogo pubblico costruito e distinto dagli spazi liberi di risulta; poi l’essere dotata di un carattere di necessità legato ai modi di utilizzo e alle funzioni stesse che contiene (aggregative o rappresentative o culturali o religiose o legate al consumo che siano); in terzo luogo l’essere dotata di una valenza simbolico-rappresentativa in quanto manifestazione materiale della sfera pubblico – politica che regola la stessa città, e ad una lettura più profonda, luogo della conoscenza di sè, del rispecchiamento, “condizione stessa del nostro essere persone socialmente riconosciute” . Affermava Nietzsche che vogliamo vedere noi stessi tradotti in pietra e pianta, vogliamo andare a passeggiare in noi stessi, quando ci aggiriamo nelle piazze e nei giardini di una città. 

 

Questi tre fattori sono ancora oggi attuali e perseguibili per il progettista che affronta il tema dello spazio collettivo. Il progetto, di conseguenza, si muoverà in due direzioni:

     - in primo luogo tenterà di recuperare quella densità semantica dei luoghi simbolici del collettivo, che nella città storica era data, oltre che da una chiara valenza rappresentativa, anche e sostanzialmente, dalla chiarezza funzionale. La piazza sarà quindi intesa come luogo nuovamente deputato ad accogliere determinate e ben definite funzioni pubbliche (la discussione e l’incontro, il mercato e gli scambi commerciali, la rappresentazione culturale e l’evento religioso o laico...).

     - In secondo luogo, siamo fortemente convinti che gli spazi pubblici collettivi nella loro piena definizione formale siano ancora oggi la struttura narrativa, il reale collante urbano e l’elemento coesivo tra le parti della città in quanto la città è un problema sociale, economico, ma soprattutto di definizione formale. La forma di una città è la forma della collettività. La pianificazione non può aspirare a tanto ma un progetto concreto, in cui lo spazio pubblico è disegnato nei dettagli, lo può fare . Ci insegna proprio Bohigas, con la riuscito esperienza di ristrutturazione urbana della città di Barcellona, che il punto di forza e di partenza del processo di riqualificazione urbana sia proprio la ri-funzionalizzazione e ri-formalizzazione degli spazi aperti del collettivo, unici luoghi in grado di innescare quel processo da lui definito urbanistica metastatica cioè un’urbanistica in grado di creare una contaminazione positiva a partire dallo spazio pubblico.

 

La nostra intenzione è di connotare la Nuova Piazza Kennedy come Porta della Cultura di Ravenna. Questa scelta è mossa dalla consapevolezza del ruolo strategico che la Pubblica Amministrazione prevede per l’intera piazza e per il Palazzo Rasponi dalle Teste, che sarà destinato ad attività pubbliche di carattere culturale e sociale. La piazza si configurerà quindi come sito destinato a possibili fruizioni speciali legate ad attività performative (musicali o di balletto o teatrali ad esempio connesse al Ravenna Festival, o al Festival di Danza Urbana).

 

Contestualmente, e non in discordanza con il ruolo di Porta della Cultura, il progetto riconferisce alla piazza il suo storico ruolo di luogo destinato ad attività commerciali (mercato), intese però in senso contemporaneo. Infatti viene prevista una ampia area che potrà essere destinata occasionalmente ad eventi fieristico - commerciali (legati a differenti mostre mercato o a semplici mercatini tipici). Questa area è popolata dalle panche-banco, appositi elementi di arredo urbano ad uso flessibile, da noi stessi progettati, che svolgono la doppia funzione di seduta e banco-espositore, apribile in caso di attività commerciali o espositive all’aperto.    Premesso che la nostra proposta va interpretata come un singolo intervento sintetico dato dall’unione di correlati eventi plastici, di seguito questi ultimi verranno singolarmente analizzati per semplicità di trattazione. L’intero intervento è infatti scomponibile in tre ben identificati ambiti, che denomineremo Cavea, Giardino pensile e Parterre attrezzato. 

2010

concorso internazionale di idee
PIAZZA KENNEDY

committente COMUNE DI RAVENNA 

localizzazione RAVENNA

costo dell'opera 1.500.000 EURO

fase PRELIMINARE

con arch. Daniela De Filippis per A4

arch. JR Giordano Cicci (collaboratore)

arch. Simona Trotta (collaboratore)