LA VOCALE A 

8 MARZO Female in March 9th Edition @EX DOGANA _ ROMA

“Scalo per me, per la mia fame di montagne. Sono solo un’alpinista, però con l’apostrofo

e quell’apostrofo è la mia bandierina di donna che faccio sventolare lassù.
Quando arrivo in cima e quel po’ di ossigeno gelido entra nel corpo, si fissa in sangue spesso

e gonfia il cuore, io so di provare qualcosa che nessun uomo può. Non sono madre,

non ho partorito, la mia fertilità si perde tutti i giorni, ma ecco che lassù io sono la montagna,

sono Nives la pietra, Nives la neve, sono madre natura che visita l’ultimo gradino sotto il cielo. Lassù sono materia, madre terra, madreperla, madrèpora che è una specie di corallo,

madreselva che è il caprifoglio, sono tutto il madre e qualcosa che ho trovato sul vocabolario.

Sono la vocale ‘a’, la desinenza femminile che dà vita al mondo, lassù pianto la ‘a’ in fondo

a tutte le parole, i passi, lassù so che il mondo è di genere femminile, è forza, luce, aria.

Perciò sono l’apostrofo davanti al nome di alpinista.
Per i maschi la cima è un desiderio esaudito, per me è il punto di congiunzione con tutto

il femminile in natura. Lassù non esulto. Lassù arrivo all’ultimo punto di una cucitura,

quando dai un morso al filo dopo il nodo e lo spezzi. Lassù termino un rammendo.”


(da Sulla traccia di Nives, Erri De Luca)

Immagino la natura della montagna come natura prettamente femminile.

Il suo skyline si mostra infatti come una perpetua congiunzione,  senza soluzione

di continuità ma, a volte, apparentemente interrotto:  la montagna è fatta di passaggi, curve, salite e discese, panorami infiniti  

e accoglienti valli.


(Parco Nazionale dei Monti Sibillini, Italia)